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Benefici e incentivi

Il sistema degli incentivi per i datori di lavoro che assumono persone con disabilità è profondamente cambiato con le modifiche all’art. 13 della legge n. 68/99 introdotte dall’articolo 10 del Decreto Legislativo 151/2015 emanato in attuazione della legge n. 183/2014 (Jobs Act).
 
Contributi per la retribuzione della persona con disabilità

Le aziende potranno usufruire per un periodo di 36 mesi, di un contributo pari al 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per ogni lavoratore disabile assunto con contratto a tempo indeterminato che abbia una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79% o con minorazioni ascritte dalla I alla III categoria di cui alle tabelle annesse al DPR 915/1978.
L’ incentivo sarà pari al 35% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali nel caso di riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67% e il 79% o con minorazioni ascritte dalla IV alla VI categoria di cui alle tabelle annesse al DPR 915/1978 e, anche in questo caso, avrà la durata di 36 mesi.

Le disposizioni sugli incentivi sono più favorevoli nel caso di lavoratori con disabilità intellettiva e psichica e prevedono la concessione di un contributo del 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per la durata di 60 mesi per ogni lavoratore con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% assunto a tempo indeterminato o anche a tempo determinato per un periodo non inferiore ai dodici mesi e per tutta la durata del contratto. Si sottolinea che nella nuova formulazione dell’art. 13 legge 68/99, così come modificato dal Decreto Legislativo 151/2015, non è più prevista l’assunzione della persona disabile con convenzione di cui all’art. 11 della legge n. 68/99 come requisito preliminare per poter accedere agli incentivi.

Procedura e domanda di concessione dei benefici

Completamente modificata anche la procedura di concessione dell’incentivo, che non sarà più erogato dalle Regioni, ma verrà corrisposto direttamente dall’Inps ai datori di lavoro mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili. Come in passato, i contributi potranno essere richiesti anche dai datori di lavoro privati che, pur non essendo soggetti agli obblighi della legge 68/1999, procedano all’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori disabili. 
La domanda per la fruizione dell’incentivo è trasmessa, attraverso apposita procedura telematica, all’INPS, che provvede, entro cinque giorni, a fornire una comunicazione telematica sulla effettiva disponibilità di risorse per l’accesso all’incentivo. A seguito della comunicazione, in favore del richiedente opera una riserva di somme pari all’ammontare previsto dell’incentivo spettante e al richiedente è assegnato un termine perentorio di sette giorni per provvedere alla stipula del contratto di lavoro. Entro il termine perentorio dei successivi sette giorni lavorativi, il richiedente ha l’onere di comunicare all’INPS, sempre attraverso l’utilizzo della procedura telematica, l’avvenuta assunzione. In caso di mancato rispetto dei termini perentori, il richiedente decade dalla riserva di somme operata in suo favore, che vengono conseguentemente rimesse a disposizione di ulteriori potenziali beneficiari. L’incentivo è riconosciuto dall’INPS in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande cui abbia fatto seguito l’effettiva stipula del contratto di lavoro e, in caso di insufficienza delle risorse a disposizione, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet.
 L’Inps con circolare n. 99/2016 regolamenta le modalità di accesso ai benefici previsti dall’art. 13 della legge n. 68/99 e fornisce indicazioni operative riguardo agli adempimenti dei datori di lavoro. Su questi aspetti si rinvia alla specifica scheda  sulla domanda dei benefici per i datori di lavoro che assumono persone con disabilità. Il 5% delle risorse del Fondo nazionale può essere utilizzato dal Ministero del Lavoro per sperimentazioni di programmi di inclusione attiva delle persone disabili. 
Le risorse da trasferire all’INPS a decorrere dal 2016 per la corresponsione degli incentivi ai datori di lavoro sono stabilite con apposito decreto interministeriale. Con lo stesso decreto sono stabilite le risorse attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per i progetti sperimentali.
 
Contributi per l’adattamento del posto di lavoro

L’articolo 11 del Decreto Legislativo 151/2015 ha modificato l’art. 14 della legge n. 68/99. Sostituendo la lettera b del comma 4 si prevede che il Fondo regionale alimentato dalle sanzioni amministrative eroghi contributi per il rimborso forfettario parziale delle spese necessarie:

  • all’adozione di accomodamenti ragionevoli in favore dei lavoratori con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%, incluso l’apprestamento di tecnologie di telelavoro o la rimozione delle barriere architettoniche che limitino in qualsiasi modo l’inclusione lavorativa; 
  • all’istituzione del responsabile dell’inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro.

Pertanto, il rimborso parziale delle spese sostenute per l’adattamento del posto di lavoro non viene più fatto valere sul Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili di cui all’art. 13 della Legge n. 68 del 1999, ma sui singoli Fondi regionali per l’occupazione dei disabili. La domanda per questa tipologia di incentivo non deve essere presentata all’INPS e il datore di lavoro dovrà rivolgersi al centro per l’impiego di riferimento.

Link utili

RAS SIL

ASPAL

INPS

Perché diventare aziende responsabili

La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) è un’opportunità e non un vincolo per le aziende. Infatti, non risponde a una norma di legge, né le imprese sono soggette a possedere requisiti particolari per il suo impiego. L’azienda responsabile è quell’azienda che garantisce la riuscita economica della propria attività ponendo, allo stesso tempo, attenzione al rispetto di principi sociali, etici e ambientali. Significa, in altre parole, perseguire lo scopo di lucro riferendosi in modo diretto, oltre che alle esigenze dei clienti, alle aspettative di altri stakeholder come il personale interno, la società civile, la comunità locale di riferimento.  Un imprenditore socialmente responsabile può avere dei costi aggiuntivi, molti dei quali vengono completamente abbattuti da un sistema di contributi e benefici di natura fiscale.

E allora perché diventare responsabile?

La risposta è semplice: perché porta immediati vantaggi sul piano dell’immagine, migliorando la reputazione dell’azienda con indiscussi benefici sul piano commerciale e delle relazioni.

Clienti e fornitori preferiscono rivolgersi a un soggetto che trovi tempo e risorse per dedicarsi a progetti responsabili, che intervenga a sostegno della comunità locale o che rispetti l’ambiente. Inoltre, l’impresa pone l’attenzione alle esigenze dei dipendenti – investendo nella loro formazione e benessere – aumentando così la motivazione sul lavoro, e quindi l’efficienza e la redditività. Tra l’altro, non è sempre vero che la responsabilità sociale abbia un costo, al contrario: pensiamo all’ottimizzazione energetica, alla minimizzazione dei rifiuti e al riuso, che portano alla riduzione degli sprechi e quindi ad economie di scala utili alle casse dell’impresa. Insomma, un’azienda responsabile è un’azienda in cui si vive meglio e il cui ambiente di lavoro motiva fortemente i dipendenti. Un’azienda, quindi, più competitiva sul mercato e con più probabilità di avere un profitto di tipo sostenibile e solidale.

Un altro elemento da non sottovalutare riguarda le azioni di responsabilità sociale che possono riguardare anche l’indirizzo dei processi o prodotti e servizi offerti dall’impresa in ottica di maggiore eco-sostenibilità, di particolare attenzione per il personale, di piena trasparenza nella comunicazione agli stakeholder, con strumenti come la stesura di un bilancio sociale.

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