Includis - Genitori soddisfatti

Lavoro come occasione di svincolo: speranze, dubbi e paure delle famiglie dei tirocinanti

Benvenuti nel nostro secondo articolo dedicato al progetto INLCUDIS. Oggi raccontiamo l’esperienza della famiglia di un tirocinante. Tra i temi affrontati nell’intervista quello che ricorre più spesso è l’importanza del promuovere l’inserimento dei ragazzi con disabilità dentro le dinamiche socio-lavorative, vediamo quali altri aspetti sono emersi.

La famiglia che abbiamo intervistato vive a Sorso ed composta da Marina, Mario, Michele e un altro figlio che vive da tanti anni all’Estero. La loro esperienza con la disabilità è recente, infatti tutto è partito nel 2019 quando Michele, dopo una partita di calcio ha avuto un arresto cardiaco improvviso, restando per diversi minuti senza funzioni vitali. Questo evento del tutto inaspettato ha cambiato la sua esistenza e quella dei suoi cari. Fino a quel momento le speranze riposte nel futuro di Michele erano ben diverse: lui era uno sportivo conosciuto per le sue doti sul campo di calcio, frequentava il liceo e stava per chiudere il suo percorso. Aveva intrapreso anche le prime esperienze lavorative nel mondo della ristorazione raggiungendo il fratello all’estero nella pausa estiva. Creava passo dopo passo la sua indipendenza e i genitori erano fieri, pronti ad affacciarsi ad una nuova fase della loro vita in cui le responsabilità potevano attenuarsi per lasciare spazio al tempo delle ambizioni e dei desideri del loro figlio.

L’incidente invece ha congelato le vite di questa famiglia dal 2019 al 2021 circa e riportato i genitori indietro di anni. Al suo risveglio Michele aveva perso tutta la memoria, non ricordava più nulla del suo passato, i nomi delle persone, delle cose, come svolgere le azioni quotidiane. Questa situazione ha costretto i famigliari a rimboccarsi le maniche per ripristinare e riconsolidare al più presto un equilibrio. Da quel preciso istante, Marina e Mario vivono per lui, bloccati in una sorta di capsula del tempo che somiglia tanto alle prime fasi di crescita e apprendimento di un figlio, durante le quali si devono avere maggiori attenzioni e supervisione.

Nonostante la situazione però, Michele è un vulcano di energia e grinta che trascina e motiva tutti. Poco dopo aver affrontato le fasi più difficili della sua ripresa e trovato un nuovo equilibrio, ha chiesto di ricominciare la scuola. Non pienamente soddisfatto di questo obiettivo, ha fatto di tutto per poter mettersi in gioco in un nuovo lavoro. E quotidianamente vive con la forte convinzione che non si deve guardare indietro ma sempre avanti, e non mollare mai! Proprio grazie a questo suo desiderio di lavorare, la mamma è venuta a conoscenza del progetto Includis in cui finalmente Michele può inseguire le sue ambizioni lavorative. Guarda qui la sua intervista!

Dopo questa breve introduzione che ci fa affacciare nel complesso mondo di una famiglia con un giovane con disabilità a carico, cerchiamo di tirare le somme sull’argomento.

Si concorda che la persona con disabilità deve affrontare una serie di sfide e situazioni che riguardano il suo stato di salute. Spesso queste sfide non sono solo un unicum ma si verificano più volte a seconda della gravità della disabilità. Mentre si affrontano queste fasi difficili e si cerca di riconquistare l’equilibrio e il piacere della vita nella sua semplicità, possono venire a mancare la routine, la socialità e i momenti di aggregazione. Da questa intervista emerge che per un disabile, quanto per la sua famiglia, è fondamentale che questi momenti restino parentesi isolate e non l’unico modo di essere e di vivere. Come tutte le cose, anche queste fasi sono passeggere ed è fondamentale che una persona con disabilità non sia identificata dalla società solo come i problemi che affronta ma che abbia la possibilità di riscattarsi e continuare a intrattenere relazioni sociali.

Includis per molti rappresenta un’occasione di rilancio, la fine dell’esilio forzato e l’inizio di un periodo felice. L’animo del progetto è coinvolgere i giovani con disabilità in progetti a scopo socio-lavorativo affinché siano spronati ad uscire dal contesto famigliare per mettersi alla prova, conoscere nuove persone, testare le proprie abilità, creare nuove competenze. Con la fiducia raccolta sul campo, queste persone capiscono di essere utili e capaci.

Marina e Mario raccontano che vedere Michele sereno ed entusiasta uscire la mattina per andare a scuola e la sera per lavorare li fa uscire dalla capsula del tempo in cui si sentivano arenati. Il progetto restituisce un briciolo di speranza e normalità che si spera vengano mantenute vive nel tempo. La loro premura è assicurare uno spazio nella società a Michele, tramite qualsiasi canale o progetto. Conoscono bene il silenzio che può crearsi attorno ad una persona fragile e sognano una società più inclusiva che dia più occasioni e pari opportunità a tutti.