Vito Senes

“L’impresa che accoglie è un’impresa ResponsABILE” – Intervista al Ristorante da Vito

Benvenuti nel nostro Blog, uno spazio che nasce per raccontare in maniera diretta le testimonianze di chi, in questo momento, sta partecipando al progetto INLCUDIS, siano essi i tirocinanti, le famiglie o le imprese ResponsABILI coinvolte. A questo genere di letture affiancheremo anche approfondimenti sui temi più pertinenti, come ad esempio questioni burocratiche legate ai limiti e alle agevolazioni per l’assunzione di persone con disabilità e informazioni sulla rete territoriale di imprese che fino ad ora sono diventate ResponsABILI.

Il primo articolo è dedicato all’esperienza di Vito Senes, proprietario del rinomato Ristorante di Sennori. Con oltre 44 anni di attività, numerosi riconoscimenti e apparizioni in tv, il ‘Ristorante da Vito’ non ha bisogno di presentazioni. E’ rinomato soprattutto per la sua cucina genuina e per la splendida vista sul Golfo dell’Asinara. Nel Nord Sardegna sono tante le persone che affluiscono in questa location per assaggiare specialità tipiche dell’Isola, buon vino e stare in compagnia. E quando si fa accenno ai legami non si può non notare come anche l’ambiente lavorativo in cui sono stati introdotti i tirocinanti del progetto sia davvero coeso e accogliente.

Per l’impresa questo è il secondo anno di adesione ad INLCUDIS, la prima edizione si è conclusa positivamente con l’assunzione del tirocinante. In generale, dall’intervista dedicata al titolare Vito sono emersi due aspetti predominanti: da una parte abbiamo parlato del modo in cui tutti coloro che lavorano nell’impresa si aprono all’arrivo di un nuovo componente, dall’altra del modo in cui il tirocinante vive l’esperienza secondo il punto di vista dell’azienda.

Quando si parla d’impresa si tiene in considerazione non solo la figura del titolare ma anche tutti gli altri lavoratori coinvolti. Con l’andare del tempo, questo gruppo di persone diventa il nuovo nucleo di legami del tirocinante, con cui confrontarsi e con cui instaurare rapporti di amicizia. Se il gruppo è ben coeso, il tirocinante non fa alcuna fatica ad inserirsi e sentirsi a suo agio. I lati positivi di questo inserimento non sono solo a livello umano ma si riflettono anche sulla produttività dell’azienda.

Passando a qualche consiglio pratico per l’inserimento di una nuova figura con disabilità, Vito consiglia di procedere in modo graduale. Il tirocinante può essere collocato in un contesto controllato in cui esegue mansioni semplici, per poi progredire con l’avanzare del tempo. In questo modo si possono ottenere due benefici anche per il tirocinante: in primo luogo si ha la possibilità di ambientarsi con gli spazi e le persone, secondariamente gli si offre la possibilità di evolversi nei tempi che lui stesso ritiene più consoni. Secondo l’esperienza del ristoratore, è fondamentale non mettere pressione o esigere compiti specifici, poiché questi ragazzi spesso hanno semplicemente bisogno di mettersi all’opera senza misurarsi con particolari obiettivi e performance di rendimento. Lo scopo del tirocinio è sempre l’inclusione, l’esperienza e la socialità.

Per quanto concerne il secondo aspetto, Vito racconta che in entrambe le edizioni del progetto i tirocinanti sono stati mandati in azienda perché avevano espresso particolare interesse verso questo settore. Il ristoratore infatti non aveva una conoscenza pregressa dei ragazzi che ha accolto. Questo fattore è stato descritto come un vantaggio poiché permette di conoscersi in modo graduale senza pregiudizi. Inoltre, nella fase d’inserimento, il rapporto tra ragazzi e aziende è mediato e supportato dalla figura professionale di un educatore o educatrice che viene indicato nella figura di Tutor.

Anche se non è ritenuto un passaggio essenziale, Vito racconta che per lui conoscere le storie di questi ragazzi è stato determinante. Conoscere le motivazioni dietro alla disabilità, rende tutti più sensibili sugli aspetti che hanno reso più fragile il tirocinante e innesta un circuito virtuoso in cui si cerca di incoraggiare il tirocinante, supportarlo nelle fasi più complicate e sentirsi partecipi della sua integrazione sul posto di lavoro. Come ultima osservazione, Vito ci invita a notare che spesso, quando il tirocinio diventa un’esperienza appagante, i ragazzi escono di casa volentieri lasciandosi alle spalle la noia e il senso di smarrimento che spesso esistono quando si è costretti a rimanere con le mani in mano. Quando si innesca questo circuito positivo, il tirocinante riesce a portare sul posto di lavoro tanta energia, coinvolgendo gli altri e dando luogo a una prospettiva di inclusione e miglioramento.

Concludendo, è emerso che essere un’Impresa ResponsABILE nell’ambito di questo progetto significa mostrarsi attenti ai bisogni dei ragazzi che presentano problemi di disabilità, aprirsi alla novità per cercare di offrire più occasioni d’ inclusione in ambito socio-lavorativo. Essere Impresa ResponsABILE significa inoltre offrire un servizio alla comunità e porsi come punto di riferimento ed esempio. Avendo già partecipato alla prima edizione, il Ristorante ha potuto contribuire positivamente raccontando la sua visione e offrendo un caloroso invito a partecipare all’esperienza anche ad altre imprese.

Articolo a cura di Marta Sanna.